Simpaticamente, qualche settimana fa, un brillante internauta commentò un mio intervento parlando di “compromesso storico.” Avevo appena scritto che la mia opposizione sarebbe stata collaborativa e orientata a perseguire l’interesse pubblico sopra ad ogni possibile rivalità ideologica.
Oggi mi trovo in una situazione differente. Nella mattinata di ieri c’è stato il secondo consiglio comunale della presente amministrazione. So quanto poco il consiglio come tale appassioni i cittadini e non mi voglio dilungare oltremodo nella descrizione. Mi limito a un breve riepilogo di un passaggio preciso: nel contesto del voto (favorevole a unanimità) in merito alla solidarietà al signor Franco Arnaboldi, ho espresso un paio di perplessità. La prima era che la solidarietà si estendesse anche ai casi meno visibili. Mi è stato risposto che una simile sollecitudine non è mai mancata e me ne sono rallegrato. La seconda era, e qui sono uscito un po’ dal tema, che la gestione del consiglio stesse correndo il rischio di diventare arbitraria.
Cosa c’entra questo, e perché? Qualche giorno fa ho presentato una mozione sul tema dei rifiuti, con particolare riferimento alle criticità di Marina, recante la proposta di istituire un osservatorio tematico composto da tecnici, esperti e giunta al fine di risolvere molte delle controversie in merito. Sia nella frazione turistica che, subito dopo, in tutta Cecina. L’ho presentata entro la scadenza dei tempi previsti secondo regolamento e consuetudine eppure sarebbe stata esclusa dall’odg a causa di una anomalia nella calendarizzazione della conferenza dei capigruppo.
Ci sta, non ci sta, in ogni caso non voglio insistere troppo su di un aspetto burocratico. Anche perché la cosa ad avermi colpito maggiormente è stata un’altra. È stata la mancanza di una qualsivoglia comunicazione o chiarimento in merito a suddetta esclusione, motivo per cui mi sono permesso di parlare di atteggiamento “padronale.” L’uso di questo termine ha creato a catena delle reazioni, composte senz’altro, tra le fila della maggioranza. Avrei usato un termine troppo forte e, magari, poco incline alla concordia che deve regolamentare un’assemblea pubblica che interceda per l’interesse comune. Per questo, nella fase successiva, ho replicato che l’opposizione politica ha uno spazio molto stretto di azione e che, purché si parli in quel rispetto che io per primo nutro per giunta e colleghi consiglieri tutti, non si può chiedere anche di ammorbidire per forza gli interventi, unico baluardo a testimonianza della nostra esistenza.
Altrettanto, penso che l’interesse pubblico non sia monopolio esclusivo di una parte tra le altre: è, semmai, agguantato da una dialettica tra parti diverse che avanzano istanze differenti da conciliare. Non a caso mi ritengo un proporzionalista puro.
Vorrei pertanto ricordare alla maggioranza che, essendo lo sforzo per la conciliazione spesso immane, il gioco della concordia deve funzionare nelle due direzioni. E che, non essendo la parte forte la mia, la nostra, quella di tutti i colleghi di opposizione, l’onere della cooperazione spetta a loro in primo luogo.