Quale opposizione? La domanda è legittima e questo è un atto dovuto. Ieri abbiamo avuto la prima seduta del consiglio comunale del Lippi 2 e da subito la questione si è posta.

Si è posta per quanto parlare di opposizione non sia come parlare delle proprietà tecnologiche dei materiali: dura, ostinata, senza quartiere, malleabile, dialettica… Personalmente, non essendo un cultore delle dichiarazioni di intenti, sebbene amante della teoria, ritengo che la credibilità si conquisti mediante le azioni e, soprattutto in politica, non per il tramite di continui richiami ai suoi presupposti.

Mi sono posto un obiettivo, quello cioè di rappresentare una porzione molto più ampia rispetto alle oltre 1500 persone che mi hanno onorato della loro preferenza. Quello di rappresentare chi ha preferito candidati a me alternativi ma anche chi non ha avuto voce nella recente tornata delle comunali. Gli astenuti, oggetto del desiderio di chi si affaccia alla competizione elettorale, sono persone segnate da una distanza con la vita della comunità. Una distanza talvolta politica, talaltra sociale, spesso culturale. È alla loro partecipazione alla vita comune che si deve puntare, riconquistandone la fiducia in un caso, colmando la lontananza che li divide dalle istituzioni e dalla vita pubblica in un altro, cancellandone la solitudine coatta in un altro ancora.

Come ho già detto, non ultimo ieri sera, sono disponibile alla collaborazione ma non all’interdizione. Terrò fede al mio impegno iniziale, di restare libero e onesto intellettualmente nei limiti delle mie possibilità umane. Si diceva, in principio: quale opposizione? Mi viene da citare un antico adagio: “Fedeli alla linea/ la linea non c’è.”

Non c’è più da discutere di questo. Ora c’è da fare l’interesse di tutti, preservando i valori che fondano ogni convivenza civile, con ragionevolezza e ciascuno dalla sua posizione. Per farlo serve molto impegno. Non mancherà il mio.