Michele Ferretti
Chi di noi sceglierebbe deliberatamente di vivere in condizioni ostili? Chi, tra tutti, preferirebbe l’attrito e la durezza alla dignità e alla tranquillità personali?

La realtà di fatto, tuttavia, è perlopiù ostaggio di una serie di difficoltà materiali: crisi produttiva, occupazionale e commerciale sono l’eredità di vent’anni di liberismo esteso. Il MoVimento 5 Stelle, come forza di governo, si è speso finora nella giusta direzione, in particolare mediante le misure del Decreto Dignità e del Reddito di Cittadinanza, a cui deve fare però da complemento una precisa politica territoriale. “Serve un cambiamento,” dicono alcuni; “serve che non ci siano ulteriori cambiamenti,” dicono altri dopo aver osservato le tragiche derive della manipolazione socio-economica di vent’anni di liberismo globalizzato.

Il cambiamento, in effetti, è al contempo direzione e destinazione: esso è un qualcosa di luminoso, perché al suo interno risiedono un’attesa e una promessa, eppure le troppe torsioni a cui abbiamo assistito rischiano di trasformarlo in parola spenta o, addirittura, minacciosa. Qualunque cambiamento si tenga in considerazione non deve piegarsi al tradimento né all’asservimento.

Serve allora “un coraggio capace di risalire molto indietro,” come scrive Heidegger, serve che nel guardare avanti non si dimentichi l’origine, la provenienza, in breve che il cambiamento sia uno slancio verso la vocazione più autentica.

Che si cresca nei rami come nelle radici. Alla politica, che deve saper proporre soluzioni alternative, spetta anche il ruolo di custodia storica: reistituire un mercato agricolo coperto settimanale è un nostro obiettivo programmatico, così da incoraggiare il consumo interno, la produttività, l’occupazione, la creazione di valore territoriale e la salute pubblica. Per far tornare l’economia reale nella postazione di privilegio che le spetta.

Con la consulenza del professor Nino Galloni, che mercoledì 3 Aprile ci ha onorato della sua presenza come conferenziere, abbiamo iniziato inoltre a progettare una moneta locale che, a sua volta, sarà un veicolo di riduzione di quegli odiosi attriti di cui abbiamo parlato in principio: aumentando il volume del credito di filiera, la moneta locale, come soluzione antica e innovativa al tempo stesso, è uno stimolo ulteriore alla valorizzazione del lavoro e del prodotto autoctono.

Michele FERRETTI

Candidato a Sindaco per Cecina

Nino GALLONI

Professore, economista.