Economia di competizione e durezza del vivere: così vanno le cose dopo oltre vent’anni di liberismo. Ma anche decisioni che cadono dall’alto e il linguaggio dell’azienda al posto di quello della comunità, secondo la superstizione per la quale un danno alle singole parti dovrebbe trasformarsi in un vantaggio complessivo. Cosa che puntualmente non accade, come ci insegnano globalizzazione e austerità. Per questo supportare in modo autentico gli operatori del turismo, del commercio e dei servizi, a Cecina come altrove, significa orientare una visione politica verso il rispetto delle prerogative del territorio, siano esse produttive o paesaggistiche, della sua identità e delle esigenze della sua cittadinanza. In breve, l’interesse produttivo non può essere in conflitto con l’interesse pubblico, pena il sacrificio di entrambi.

In questo senso rimane ancora opaco capire cosa intenda il sindaco Lippi con alternativa di viabilità per l’accesso al mare, escludendo che possa trattarsi di un battello fluviale da 12 posti, soprattutto nel caso in cui, stando alle sue parole di qualche mese fa, il Viale della Repubblica sarebbe destinato a convertirsi in una lunga passeggiata inibita al traffico. Testimonianza di inizio secolo scorso e di quello sviluppo turistico-balneare che da fine ottocento in poi ha interessato prima Marina di Cecina e poi collegato quella al centro e ai primi insediamenti urbani della via Aurelia, il Viale ha connotato il nostro Comune durante il boom economico del secondo dopoguerra, durante cioè quel periodo che ha reso Cecina un polo imprescindibile dello scambio commerciale all’interno del comprensorio che dai colli pisani arriva fino alle estremità della provincia livornese per rimanere, ancora oggi, uno dei maggiori tratti distintivi del suo profilo urbano.

Del resto, con l’incrementarsi del traffico, col tempo si è reso sempre più necessario un accesso al mare anche da sud, se non altro per evitare il tradizionale congestionamento del traffico estivo, magari appoggiandosi a via Perugia come possibile parallela di innesto. Di sicuro non è auspicabile che questa eventuale terza via preluda ad una chiusura totale del viale di Marina il cui impatto sarebbe, nella migliore delle ipotesi, vanificante la novità e deteriore per il collegamento diretto dal centro quanto per la logistica dei residenti. Questi ultimi verrebbero sacrificati in nome di un adeguamento esteriore e non organico al nostro sviluppo economico; di nuovo una circolazione funzionale e rispettosa della comunità degli abitanti ne sarebbe ostacolata.

Se il momento della pianificazione del territorio deve essere propedeutico allo sviluppo sociale della collettività, la politica, per quanto possibile, deve sapere intercettare il cambiamento prima che questo la travolga, ponendosi quindi come guida della trasformazione e non solo come attrice passiva. Gli effetti per i residenti e sul più ampio progetto di una viabilità organica, sarebbero allora, in caso di chiusura del Viale stesso, prevedibilmente infausti.

Di sicuro sappiamo che non spetta ai cecinesi rinunciare alla propria storia né alle proprie aspirazioni. Circolazione e qualità della vita non possono essere sacrificati in nome di un abbellimento solo presunto e, aperta eventualmente una terza via, sempre che la regola contabile di bilancio la permetta, le attenzioni per favorire la crescita turistica dovrebbero essere concentrate su ben altre e annose questioni, siano esse ambientali o più strettamente economiche.