L’orchestrina di 4 giovani che accoglieva i pochi passanti nell’atrio dell’ospedale, la mattina della “festa” per i 20 anni dell’ospedale di Cecina, avrebbe dovuto suonare una marcia funebre, invece delle musichette orecchiabili di una festicciola. Una marcia funebre per l’ospedale di Cecina che lentamente, poco per volta, in modo da non sollevare grandi malumori nella popolazione, si avvia alla sua estinzione e trasformazione in un grande primo soccorso.

La messa “in rete” dei 2 ospedali di Cecina e di Piombino, con la creazione di un unico nosocomio “virtuale”, con 2 presidi ospedalieri, ha fallito completamente lo scopo, presentato dall’amministrazione Lippi, di aggirare il decreto Balduzzi per creare un bacino di utenza più ampio ed evitare i tagli previsti da questa legge. Infatti i 2 ospedali che, singolarmente, erano ospedali di base, una volta entrati “in rete”, sono restati ancora ospedali di base, non arrivando alla soglia dei 150.000 abitanti richiesta per un ospedale di 1° livello e prevista dalla legge sul riordino sanitario regionale n.28/2015, voluta dal governatore Rossi e dalla giunta regionale toscana PD, contro la quale il M5S di Cecina e Rosignano insieme ai Comitati dei cittadini, raccolse ben 7.000 firme (55.000 in tutta la Toscana) rimaste completamente non considerate. Così non si è verificato alcun miglioramento dei servizi ma sono state previste gestioni di quanto già esisteva, spalmandolo su 2 presidi ospedalieri ed attuando pertanto molti tagli rispetto al passato all’interno di ciascun ospedale.

A Cecina il numero dei posti letto è inferiore al 3,15/1.000 abitanti, senza nessuna compensazione di servizi sul territorio, come previsto dallo stesso decreto Balduzzi; a Cecina non c’è più l’Unità di Urologia, ma solo un ambulatorio, così come per Otorino; a Cecina non c’è più l’Elettrofisiologia (impianto di pacemaker) mentre ci era stato promesso, dalla Regione a guida PD, addirittura un Polo per l’Elettrofisiologia a Cecina; a Cecina non c’è più neppure l’ambulatorio di senologia, mentre ci era stato promesso, dalla Regione a guida PD, addirittura la creazione dell’Area Donna con l’istituzione della chirurgia senologica non oncologica che, ovviamente, non è stata istituita.

A Cecina non è stata concessa la sala di emodinamica come era stato richiesto con una petizione promossa dal M5S e dai Comitati dei cittadini, firmata da 5.000 abitanti, ma addirittura non sono arrivate neppure le ambulanze MTA, Mezzi di Trasporto Avanzato con medico a bordo, che dovevano appunto essere aumentate, presso i presidi ospedalieri, per tentare di far fronte agli insostenibili ritardi nel trasporto dei pazienti colpiti da infarto miocardico acuto, presso la sala di emodinamica più vicina , a Livorno o a Pisa (ogni 15’ di ritardo c’è il 6×1.000 di pazienti in più che muoiono).

Il nostro ospedale ha visto un’incredibile riduzione del n. di interventi chirurgici in chirurgia generale, ostetricia, ortopedia, con un insopportabile aumento delle liste di attesa per gli interventi chirurgici non solo nella classe B che comprende patologie non tumorali e che prevede l’esecuzione dell’intervento entro 60 giorni dalla prenotazione, ma addirittura nella classe A che comprende i tumori e che prevede l’esecuzione dell’intervento entro 30 giorni dalla prenotazione. E’ impossibile accettare che cittadini ammalati di tumore attendano anche 1 solo giorno in più, per essere operati, in nome di un risparmio economico.

Senza parlare delle liste di attesa per la diagnostica (ecografie, TAC, RMN) che sono state gestite obbligando la popolazione a spostarsi, a proprie spese, da una parte all’altra dell’Area Vasta cui Cecina appartiene, oppure appaltando i servizi ai privati con dispendio enorme di denaro pubblico che poteva essere impiegato per migliorare le condizioni dell’ospedale.

Bene avrebbe fatto, dunque, un’amministrazione comunale che ha a cuore la salute della cittadinanza, a non festeggiare la morte lenta del nostro ospedale, un tempo vera eccellenza toscana, ma ad impegnarsi per opporsi a questa pazza corsa verso la demolizione della sanità pubblica.