Nell’edizione pomeridiana del TGr Toscana di alcuni giorni fa, si è affrontato il problema erosione della costa a sud di Cecina con il disastro della pineta del Tombolo, e a parlarne è stato il primo cittadino di Cecina: Samuele Lippi.

Come sempre in queste dichiarazioni politiche manca la visione d’insieme, e le cause aggravanti del caso specifico sono elegantemente bypassate. Ridurre il tutto ad un evento naturale, la cui causa principale sarebbe il vento dominante su questo tratto di costa, ossia il Libeccio, fa veramente sorridere, come anche il rassicurare la cittadinanza che si farà fronte al danno con ripascimento a costo ridotto (3.7 mln dal 2016 al 2022!) poiché’ l’estrazione delle sabbie avverrà dal fondale prospiciente la costa, grazie ad una norma da poco introdotta in merito alla difesa ambientale.
Bene, abbiamo scritto e spiegato in decine di articoli e 2 conferenze dal 2013 ad oggi, che il danno è sì naturale, ma solo parzialmente. Naturale perché l’erosione avviene in tutto il pianeta per motivi di assestamento degli equilibri tra terraferma e acqua, come avviene da millenni, lungo tutte le coste, ma i cambiamenti climatici dovuti all’antropizzazione e alla manomissione ed irrigidimento del territorio da parte dell’uomo ne amplificano gli effetti negativi.

Quello dell’innalzamento del livello del mare e la sottrazione della linea di costa ne sono l’effetto più eclatante.

Nella nostra zona ci troviamo di fronte ad un duplice attacco: uno dovuto al consumo di suolo associato allo sviluppo di attività umane (vedi il caso del porto turistico di Cecina, molto rapido e violento nella realizzazione, che ha determinato interferenze nelle correnti marine) e l’altro il consumo di suolo da erosione marina mareggiate sempre più violenta.
Questi fattori oltre alla perdita della linea di costa causano anche perdita di biodiversità ed habitat del patrimonio paesaggistico ed ambientale caratteristiche del luogo. Si depauperano in definitiva beni comuni da tutelare e non da sfruttare unicamente per interessi economici privati.

Quindi senza voler essere polemici, la cosa migliore per ristabilire un naturale equilibrio, sarebbe l’abbattimento di tutte le strutture rigide (pennelli e dighe foranee nonché il ripristino della struttura porto quo ante l’attuale), ma poiché siamo consapevoli dell’impraticabilità di questa strada, possiamo suggerire ancora una volta, metodologie alternative o sinergiche con il ripascimento che apporterebbero benefici non solo all’ambiente con un forte rallentamento degli effetti erosivi, ma anche una nascita di attività imprenditoriali per esempio nel settore della pesca.

Si deve uscire ed invertire il paradigma: investo in infrastrutture per incentivare l’economia ed il turismo, poi ai danni ambientali provvedo in un secondo momento.
Il rapporto costi/benefici è a favore dei primi mentre il beneficio è sotto gli occhi di tutti noi.

Negli ultimi anni, imperterriti si reitera nell’errore eseguendo ripascimenti che non danno gli effetti sperati. Non capiamo come faccia Lippi ad argomentare con tanta superficialità una storia di devastazione di tal portata, sapendo che da qui a qualche anno il problema, nel migliore dei casi, rimarrà invariato.

Le alternative esistono si deve solo avere la giusta curiosità per approfondire ed avere l’umiltà di ascoltare chi ha già messo in atto le buone pratiche in Italia e all’estero.
Noi siamo disponibili per un incontro tecnico esplicativo e su come reperire le risorse economiche necessarie senza pesare sulla fiscalità dei cittadini.